TACADANCER Ri pubblica il CD della Piccola Orchestra Zaclen


[size=medium][color=993300]TACADANCER Ri pubblica il CD della Piccola Orchestra Zaclen[/color][/size]
TACADANCER, la attivissima organizzazione che ha creato l’omonimo festival dedicato alla musica da ballo, già da qualche tempo si è lanciata nella produzione discografica di materiali sul tema
E’ oggi il turno del CD della “nostra” PICCOLA ORCHESTRA ZACLEN.

L’album, realizzato a Forlimpopoli ed uscito un paio di anni fa allegato ad una lussuosa e curata pubblicazione dedicata a Carlo Brighi viene oggi ri pubblicato in un altrettanto curata ma più semplice ed economica versione “solo audio”
nella collana “reggiana” e godrà della prestigiosa (ed efficente) distribuzione EGEA

Da parte nostra, un Ri- in bocca la Lupo!! LA MUSICA DI CARLO BRIGHI ZACLEN
PICCOLA ORCHESTRA ZACLEN

durata: 54′ 47″
marketed and distribuited by EGEA

CARLO BRIGHI : le origini della musica popolare da ballo romagnola

Verso la fine del 1800 avviene in Romagna, in modo creativo e del tutto originale, la fusione tra il ballo saltato della tradizione contadina e le nuove danze di coppia che stavano furoreggiando nella Mitteleuropa dell’epoca.

Il grande mediatore tra queste due culture, quella romagnola contadina e quella viennese borghese e cittadina, fu il violinista Carlo Brighi detto Zaclèn: attraverso di lui si concretizza il filo conduttore che ha legato due culture dissimili sul piano geografico e sociale eppur profondamente uguali nella collettiva gioia di vivere e nella spensieratezza delle forme espressive, e si evidenziano anche le ragioni implicite di un innesto culturale così ben riuscito e ricco di conseguenze positive.

Nella Mitteleuropa di fine ‘800 Vienna era il centro culturale riconosciuto da tutti, il luogo dove maggiori erano i fermenti culturali e dove fortemente erano sentite le grandi trasformazioni sociali che affondavano le radici nella Rivoluzione Francese.

In seguito a questo storico evento, la nuova classe borghese stava gradualmente soppiantando quella nobiliare, prendendone sempre più le distanze: queste si avvertivano in tutti gli aspetti della vita e dell’organizzazione sociale, quindi anche nella cultura ed inevitabilmente nei luoghi e nei modi del divertimento.

Ad esempio, la nuova borghesia non si identificava più negli stantii rituali delle danze di corte (i minuetti, i saltarelli, le quadriglie, etc.), ambiva a nuove musiche e a diversi balli: cominciò così ad imporsi velocemente il nuovo ballo di coppia, soprattutto il valzer, che si esegue abbracciati ed in cui i corpi dei ballerini, per la prima volta in assoluto nella storia del costume, vengono in stretto contatto.

La passione per le nuove danze dilagò in fretta in tutta Europa, ed in Romagna il violinista Carlo Brighi ebbe per primo l’arguzia e l’importanza di intuire i mutamenti sociali e culturali della propria epoca.

Nato da famiglia contadina il 14 ottobre 1853 a Fiumicino, una piccolissima frazione presso Savignano sul Rubicone, studiò alla Scuola Musicale di Cesena con alcuni maestri tra cui Antonio Righi. Le spiccate attitudini musicali che ben presto rivelò gli permisero di raggiungere un buon livello di preparazione strumentale, grazie al quale ebbe l’onore di far parte di orchestre sinfoniche dirette da celebri maestri quali Zuelli, Bolzoni e Toscanini.

Lavorò come violinista in diversi teatri della regione, ed a più riprese anche al Teatro Comunale di Cesena; poi, l’incontro con la musica da ballo austriaca ed europea che stava invadendo ovunque i circoli e le sale da ballo dalla seconda metà dell’800 lo colpì e segnò profondamente: cogliendone l’enorme potenziale, cominciò a comporre egli stesso valzer, polke e mazurke rifacendosi stilisticamente agli illustri esempi viennesi e Straussiani e mischiandoli con i balli saltati in voga nelle aie contadine.

Ne compose circa 1200, e dal 1890 in poi abbandonò l’attività teatrale per dedicarsi completamente alle serate da ballo ed agli intrattenimenti pubblici con la sua piccola orchestra.

Si ipotizza che alla base di questa sua scelta radicale ci sia stata la necessità di crearsi nuove possibilità di lavoro, dal momento che , a causa di una grande crisi economica, molti teatri dell’epoca sospesero le programmazioni o addirittura chiusero. Ipotesi più suggestiva è quella secondo cui, sulla base della amicizia che legava il Brighi ad Andrea Costa ed appurata la sua aderenza al Partito Socialista Rivoluzionario, si può presumere che il nostro abbia voluto portare quella musica alle classi più popolari, che per natura sentiva più vicine.

Fatto sta che Carlo Brighi, detto Zaclèn per la sua passione per la caccia alle anatre, per oltre quarant’anni errò per tutta la Romagna con la sua orchestrina portando le sue musiche ed i nuovi balli di coppia nelle aie, nelle piazze,nei circoli culturali e politici ed ovunque si volesse ballare.

Enorme è l’importanza del lavoro di C. Brighi: ricordato oggi come lo Strauss di Romagna, egli operò una fusione tra culture diverse, a testimonianza del fatto che spesso i fenomeni culturali più interessanti sono frutto dell’incontro tra genti e culture molto lontani tra loro. Mescolando il ballo saltato delle aie contadine romagnole con il valzer, la polka e la mazurka mitteleuropee, rielaborò il tutto e diede origine a qualcosa di nuovo, un genere musicale ancor oggi protagonista, ed i Romagnoli accolsero a braccia aperte queste musiche che incontravano la loro forte nuova esigenza di socialità, le assimilarono, le rielaborarono e le fecero proprie al punto di arrivare a sentirle oggi come la propria musica popolare: un fenomeno indubbiamente di enorme portata che è arrivato fino ai giorni nostri con tracce profonde e indelebili.

Zaclèn morì nel 1915; alla sua morte il figlio Emilio rilevò l’orchestra, portandola avanti ancora per oltre un decennio ed eseguendo sempre rigorosamente le musiche del padre: verso la metà degli anni venti, in questa ultima formazione suonò un giovanissimo Secondo Casadei, e la storia continuò.

Una testimonianza di Aldo Spallicci, che a Brighi dedicò una poesia dal titolo “ E valzer de Zaclèn”, mostra come la sua produzione musicale fosse considerata, già nel 1912, “patrimonio artistico”, e come sin d’allora ci si preoccupasse della sua prevedibile dispersione.

Buona parte dei manoscritti originali di Carlo Brighi sono oggi ottimamente conservati nella sezione “Piancastelli” della Biblioteca Comunale di Forlì. Il fondo venne donato dalla figlia Angelina, ed è composto da 21 raccolte de parti musicali contenenti 831 composizioni così suddivise:

465 valzer, 194 polke, 141 mazurke, 19 manfrine, 10 galop, 1 saltarello ed 1 quadriglia.

altre info alla pagina:
http://tacadancer.com/

Author: smp

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